Le tecniche di stampa più famose

Le tecniche di stampa più famose

Sin dai tempi più remoti l’umanità ha cercato di mettere in atto delle modalità per riprodurre sia segni, sia forme che fossero dettati da automatismi ma senza disegnare. Migliaia di anni fa il tentativo più comune era quello di usare le dita delle mani per scrivere riproducendo in serie sulle grotte e usando delle pigmentazioni naturali.

Ci sono voluti, appunto, migliaia di anni per arrivare alla meccanizzazione industriale di queste azioni naturali e istintive per il genere umano e per riprodurle grazie a una notevole evoluzione tecnologica di gesti semplici e meramente manuali. Durante i secoli le tecniche inventate dall’uomo sono state davvero tante: molte, sebbene cadute in disuso, sono ancora oggi amate nel campo dell’arte per le loro caratteristiche; altre ancora sono state migliorate e rese meccaniche in modo da poterle riprodurre velocemente e facilmente.

La tecnica della xilografia

La xilografia nasce in Cina nell’XI secolo ed è tra le tecniche antiche più note. Si pratica incidendo a rilievo una tavoletta fatta di legno con una punta utile per eliminare le parti non stampanti. Le porzioni in rilievo sono poi riempite d’inchiostro in modo che, una volta premute su carta o tessuto, riproducano l’immagine intagliata.
Si tratta di una tecnica usata per stampare interi libri scritti e illustrati fino al momento in cui Gutenberg, a metà del 400, introdusse la stampa a caratteri mobili. Rimase comunque un metodo artistico molto praticato sostituendo il legno duro con i più teneri linoleum e Adigraf.

Il metodo della calcografia

La stampa attraverso la calcografia nacque e si diffuse nel 1480 nelle Fiandre e nel 1500 a Firenze e consiste nell’incidere illustrazioni direttamente sulla matrice.
Si intaglia una lastra metallica dopo averla cosparsa di inchiostro nelle fessure incise; si pratica poi una pressione tramite torchio così che l’inchiostro presente nelle incisioni sia traslocato su un foglio.
La scalfittura può essere fatta manualmente oppure tramite la tecnica dell’acquaforte, ovvero usando sostanze chimiche in grado di corrodere incidendo il disegno già presente sulla placca metallica preventivamente predisposta con sostanze coprenti e resistenti all’acido. Con un ago, poi, sono eliminate le sostanze presenti sulle aree da stampare che saranno scritte con l’acido. Più a lungo la piastra rimane immersa e maggiore sarà la profondità del solco.

Un’evoluzione della calcografia è la rotocalcografia, praticata usando un macchinario rotativo con sopra immessi appositi cilindri foto-meccanici. L’inchiostro è dislocato sulla carta grazie a delle cellette di profondità variabile: maggiore sarà il solco e più abbondante sarà l’inchiostro che esse possono contenere e più scura diverrà la stampa.
Il risultato della rotocalcografia era talmente fedele che questo metodo fu adoperato per riprodurre periodici su larga scala nel XX secolo: da qui il nome rotocalco.

Lo strumento della litografia

La litografia è realizzata grazie a una differente reazione chimica di acqua e colore e le aree destinate alla stampa e quelle bianche sono disposte sullo stesso livello. Occorre usare una pietra calcarea con pori che è tratteggiata con una matita grassa la quale è dunque inserita nell’acqua. Le zone prive di disegno assorbono il liquido, mentre quelle dove è presente il grasso, lo respingono; l’inchiostro è immesso solo nelle parti segnate con la matita e che saranno anche quelle che lo tratterranno. Premendo la placca con il torchio l’inchiostro si traferirà sulla carta.

Nel caso di litografia con diversi colori, a ognuno di questi ultimi corrisponde una differente matrice. Da questa tecnica deriva la famosa stampa offset, la quale prevede l’uso di una lastra metallica al posto della pietra di calcare e sulla quale sono riportati sia caratteri e sia illustrazioni tramite una pellicola. Sulla carta è usato un cilindro interposto di gomma che trasporta l’inchiostro con un rimbalzo.
La stampa offset è ancora oggi il metodo più usato per realizzare le grandi tirature.

La tecnica della serigrafia

La serigrafia ha origine in Cina tra il X e il XIII secolo e nonostante l’introduzione in Europa sia avvenuta già nel lontano Medioevo, essa è stata apprezzata e usata in questi luoghi solamente in tempi recenti.
Si tratta di un metodo che prevede l’uso di un tessuto, un tempo in maglia di seta e oggi di nylon o fibre artificiali, usato come matrice per trasferire l’inchiostro sul supporto e che è reso impermeabile con un’emulsione in zone definite. Questa operazione fa sì che l’inchiostro attraversi i fori della maglia non ostruiti e passi sul supporto sottostante il quadro serigrafico.

L’inchiostro permea quindi il tessuto serigrafico per mezzo della pressione di una barra nota come racla e munita di un bordo in gomma che pressa sul tessuto da stampa.La serigrafia consente di effettuare molteplici stampe dosando la percentuale di pigmentazione, per questo motivo, essendo particolarmente conveniente, oggi essa è una tecnica ancora usata sia artigianalmente e sia industrialmente per realizzare le stampe di targhe, marchi, brand, loghi, specchi, mobili, scarpe, cartellonistiche stradali, borse, ecc.

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